
La civiltà giudaico-cristiana è un'impostura?
Per decenni il concetto di civiltà giudaico-cristiana ha dominato il discorso politico e mediatico in Occidente, presentato come il fondamento culturale dell’Europa e del Nord America. Ma che cosa si nasconde dietro questa espressione, divenuta un riferimento egemonico? Da tempo ormai vari attori internazionali se ne sono appropriati – Stati, movimenti politici e nazionalismi – per giustificare dinamiche di esclusione e narrazioni semplificate. Il sionismo, e poi lo Stato di Israele, fin dalla sua nascita, hanno avuto bisogno di affermare il proprio ancoraggio esclusivo all’Occidente, proclamandosi oggi come bastione avanzato della civiltà giudaico-cristiana di fronte al nemico arabomusulmano, mentre i nazionalismi arabi hanno visto in quest’espressione uno strumento comodo per negare la dimensione ebraica della storia dei propri Paesi. In questo saggio incisivo, Sophie Bessis rivela come tale dualità, lungi dall’essere neutrale, serva a oscurare due millenni di persecuzione antisemita, a negare il contributo dell’Oriente alla storia occidentale e a escludere l’islam dalla costruzione culturale europea. È più che mai necessario denunciare il potenziale dannoso di questo oggetto “giudaico-cristiano” e decostruire tale impostura.
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Per decenni il concetto di civiltà giudaico-cristiana ha dominato il discorso politico e mediatico in Occidente, presentato come il fondamento culturale dell’Europa e del Nord America. Ma che cosa si nasconde dietro questa espressione, divenuta un riferimento egemonico? Da tempo ormai vari attori internazionali se ne sono appropriati – Stati, movimenti politici e nazionalismi – per giustificare dinamiche di esclusione e narrazioni semplificate. Il sionismo, e poi lo Stato di Israele, fin dalla sua nascita, hanno avuto bisogno di affermare il proprio ancoraggio esclusivo all’Occidente, proclamandosi oggi come bastione avanzato della civiltà giudaico-cristiana di fronte al nemico arabomusulmano, mentre i nazionalismi arabi hanno visto in quest’espressione uno strumento comodo per negare la dimensione ebraica della storia dei propri Paesi. In questo saggio incisivo, Sophie Bessis rivela come tale dualità, lungi dall’essere neutrale, serva a oscurare due millenni di persecuzione antisemita, a negare il contributo dell’Oriente alla storia occidentale e a escludere l’islam dalla costruzione culturale europea. È più che mai necessario denunciare il potenziale dannoso di questo oggetto “giudaico-cristiano” e decostruire tale impostura.
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Per decenni il concetto di civiltà giudaico-cristiana ha dominato il discorso politico e mediatico in Occidente, presentato come il fondamento culturale dell’Europa e del Nord America. Ma che cosa si nasconde dietro questa espressione, divenuta un riferimento egemonico? Da tempo ormai vari attori internazionali se ne sono appropriati – Stati, movimenti politici e nazionalismi – per giustificare dinamiche di esclusione e narrazioni semplificate. Il sionismo, e poi lo Stato di Israele, fin dalla sua nascita, hanno avuto bisogno di affermare il proprio ancoraggio esclusivo all’Occidente, proclamandosi oggi come bastione avanzato della civiltà giudaico-cristiana di fronte al nemico arabomusulmano, mentre i nazionalismi arabi hanno visto in quest’espressione uno strumento comodo per negare la dimensione ebraica della storia dei propri Paesi. In questo saggio incisivo, Sophie Bessis rivela come tale dualità, lungi dall’essere neutrale, serva a oscurare due millenni di persecuzione antisemita, a negare il contributo dell’Oriente alla storia occidentale e a escludere l’islam dalla costruzione culturale europea. È più che mai necessario denunciare il potenziale dannoso di questo oggetto “giudaico-cristiano” e decostruire tale impostura.











