Il popolo meraviglioso. Storie di umani più che umani nello sterminio di Gaza
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Il popolo meraviglioso. Storie di umani più che umani nello sterminio di Gaza

Il popolo meraviglioso. Storie di umani più che umani nello sterminio di Gaza

Gennaio 2025. Sono i giorni del sumud palestinese: a seguito del cessate il fuoco, Alhassan “Hassan” Selmi, eroico reporter della Striscia, è tra le migliaia di persone che stanno marciando verso nord, verso case probabilmente distrutte. Nonostante il dramma, è una folla gioiosa, piena di speranza. Nasceva allora Hassan e il genocidio, un diario dell’assedio in cui le parole di Hassan si univano a quelle di Raffaele Oriani, giornalista che da tempo denuncia la scorta mediatica dello sterminio, e ai disegni di Marcella Brancaforte, artista e ora attivista. Trascorrono i mesi, la tregua si rompe. I palestinesi tornano a essere sottoposti a infinite modalità di morte. Nessuno fa nulla. Parte un nuovo esodo, stavolta verso sud. È un corteo funebre. Eppure, il popolo meraviglioso resiste ancora. Le parole sono la sua arma, ma non sono parole d’odio. Il racconto e le immagini dalla Striscia – che qui torniamo a raccogliere – trasmettono il senso di responsabilità per le vite che rimangono, per la propria eredità da tramandare.
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Gennaio 2025. Sono i giorni del sumud palestinese: a seguito del cessate il fuoco, Alhassan “Hassan” Selmi, eroico reporter della Striscia, è tra le migliaia di persone che stanno marciando verso nord, verso case probabilmente distrutte. Nonostante il dramma, è una folla gioiosa, piena di speranza. Nasceva allora Hassan e il genocidio, un diario dell’assedio in cui le parole di Hassan si univano a quelle di Raffaele Oriani, giornalista che da tempo denuncia la scorta mediatica dello sterminio, e ai disegni di Marcella Brancaforte, artista e ora attivista. Trascorrono i mesi, la tregua si rompe. I palestinesi tornano a essere sottoposti a infinite modalità di morte. Nessuno fa nulla. Parte un nuovo esodo, stavolta verso sud. È un corteo funebre. Eppure, il popolo meraviglioso resiste ancora. Le parole sono la sua arma, ma non sono parole d’odio. Il racconto e le immagini dalla Striscia – che qui torniamo a raccogliere – trasmettono il senso di responsabilità per le vite che rimangono, per la propria eredità da tramandare.

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Gennaio 2025. Sono i giorni del sumud palestinese: a seguito del cessate il fuoco, Alhassan “Hassan” Selmi, eroico reporter della Striscia, è tra le migliaia di persone che stanno marciando verso nord, verso case probabilmente distrutte. Nonostante il dramma, è una folla gioiosa, piena di speranza. Nasceva allora Hassan e il genocidio, un diario dell’assedio in cui le parole di Hassan si univano a quelle di Raffaele Oriani, giornalista che da tempo denuncia la scorta mediatica dello sterminio, e ai disegni di Marcella Brancaforte, artista e ora attivista. Trascorrono i mesi, la tregua si rompe. I palestinesi tornano a essere sottoposti a infinite modalità di morte. Nessuno fa nulla. Parte un nuovo esodo, stavolta verso sud. È un corteo funebre. Eppure, il popolo meraviglioso resiste ancora. Le parole sono la sua arma, ma non sono parole d’odio. Il racconto e le immagini dalla Striscia – che qui torniamo a raccogliere – trasmettono il senso di responsabilità per le vite che rimangono, per la propria eredità da tramandare.